Spazi

Sede centrale

La sede centrale del Munlab si trova a Cambiano, negli spazi dismessi della Fornace Carena, di cui l’Associazione La Fornace Spazio Permanente, oggi ente gestore, si prende cura dal 1993.

Gli spazi destinati all’Ecomuseo si trovano proprio accanto alla Carena Spa, fornace ancora attiva, e portano tutti i segni del loro passato: ovunque è argilla, polvere rossa, mattoni.

La struttura si compone di uno spazio interno di circa 2.000mq, che ospitava i forni e gli essicatoi della FORNACE anni sessanta, e di uno spazio esterno di 30ha, conosciuto come l’ OASI, che è in realtà l’ex cava di argilla esaurita, sottoposta ad attenta operazione di recupero e trasformata in parco agricolo e faunistico. 

Al suo interno, che è stato mantenuto il più possibile vicino alla sua forma originale, è possibile respirare l’atmosfera della Fornace, capirne il funzionamento e gli spazi, farsi guidare attraverso percorsi di interpretazione alla scoperta della sua anima più profonda.

Un grande salone, edificato all’epoca per collocarvi un secondo forno Hoffmann, accoglie i visitatori e ospita parte dell’esposizione permanente delle opere di Cesario Carena. Da esso si accede ad un  piccolo giardino interno, che, insieme alla sala adiacente di circa 80mq è a disposizione per eventi e feste private. Sul retro, il laboratorio a disposizione per artigiani, artisti ed appassionati e varie sale tematiche:


> la sala “Argilla e territorio”, realizzata nel 2016 con il PROGETTO LANDED , che ha coinvolto alcuni artisti nella creazione di installazioni d’arte che ne costituiscono l’allestimento espositivo;

il laboratorio didattico, nato nel 2001 con il contributo della provincia di Torino;

la sala “Storie di vita”, dove si espone il lavoro di documentazione e di raccolta di interviste che ha portato alla realizzazione dello spettacolo teatrale partecipato “6x12x24” del 2002;

la Sala dei saperi”, dove si raccontano le diverse tecniche di lavorazione e cottura dell’argilla attraverso una serie di manufatti realizzati in ambito Munlab.

L’OASI si estende proprio lì accanto e vi si accede attraversando una galleria verde di rampicanti. Spazio per passeggiate ed eventi organizzati, il parco del Munlab permette di immergersi nella natura del PIANALTO, facendo la  conoscenza delle piante e degli animali che la caratterizzano anche attraverso appuntamenti specifici e LABORATORI mirati a sensibilizzare il visitatore e la comunità sull’importanza di assumere  atteggiamenti sostenibili e rispettosi dell’ambiente che ci circonda.

Fornace

Era il 1907 quando Anna Carena, insieme ai figli Battista, Michele e Luigi, decise che proprio lì, nella zona che gli anziani del posto conoscevano come “Le Scimmie” sarebbe sorta la sua, la loro, fornace.

La zona era particolarmente adatta e già tempo addietro vi era stata impiantata una cava d’argilla per la produzione dei coppi e dei mattoni serviti ad edificare la parrocchia di Cambiano.

La prima versione della Fornace Carena consisteva in un pozzo per l’acqua, in alcune fosse per impastare l’argilla, in un forno a pignone. Intorno, le casupole dei ciabot dove vivevano i mattonai stagionali e le aie insabbiate dove far essicare i mattoni.

Il lavoro non mancava e, piano piano, la Fornace si ingrandì, si strutturò e si innovò. Nel 1912, per ospitare il nuovo  Forno Hoffmann, si resero necessarie imponenti modifiche nella struttura: grandi tetti a capriate vennero innalzati e fece la sua comparsa la  ciminiera, che da quel momento in poi, divenne elemento caratterizzante del paesaggio cambianese. I mattonai, prevalentemente toscani, lavoravano fianco a fianco ai  bertolieri friulani, che si occupavano di inserire ed estrarre i mattoni dal forno. Lavoravano di notte, i bertolieri, perchè al calore intensissimo del forno non si aggiungesse anche quello del sole.

Gli anni si susseguirono, il lavoro cresceva. Negli anni del dopoguerra la richiesta di laterizi per la ricostruzione era elevatissima. Il progetto, mai realizzato, di inserire un nuovo Forno Hoffmann, molto più potente, portò ad un ulteriore ampliamento della Fornace. Ma ancora non bastava. Il boom edilizio degli anni sessanta spinse ad una nuova espansione: venne costruita una nuova fornace, proprio accanto a quella vecchia, e venne inserito un nuovo forno, il Migeon .

Giunti alla metà degli anni settanta fu infine necessaria l’ennesima rivoluzione : CESARIO CARENA venne incaricato di progettare una versione moderna della Fornace. Nel 1980, all’interno di uno stabilimento completamente nuovo , venne acceso il forno a tunnel, in grado di garantire una produzione giornaliera di 500 tonnellate di laterizi forati, In quegli stessi spazi la Fornace Carena opera  ancora oggi.

Negli stessi anni, i “gusci” che avevano ospitato la Fornace  negli anni cinquanta e sessanta, vennero invece abbandonati.

Poteva essere la fine. Si rivelò un inizio.

Approfondimenti: 
M. Rasi, I. Mulatero, C. Carena (a cura di),
La Fornace Spazio Permanente 1987-1997, 1997, Associazione LFSP*
* acquistabile presso il MUNSHOP.

Oasi

Nell’arco di più di un secolo di vita la Fornace Carena si è spostata, lenta ma inesorabile, sempre più ad est, lasciandosi alle spalle non solo i gusci vuoti degli stabilimenti divenuti via via obsoleti, ma anche l’enorme cratere della cava di argilla ormai esaurita.

Era prassi frequente che i fornaciai abbandonassero senza rimpianti questi terreni esausti, limitandosi a trasformarli in pioppeti o, al massimo, in discariche per i rifiuti.

Quando alla fine degli anni ottanta Cesario Carena e l’Associazione LFSP  iniziarono ad occuparsi degli spazi dismessi della Fornace decisero però che quei terreni. che tanto avevano dato, dovessero essere in qualche modo recuperati. Prese così forma il progetto dell’OASI , che prevedeva che nei circa 30ha della ex cava annessa alla fornace venisse costituito un  agroecosistema integrato destinato alla produzione agricola ecocompatibile, alla ricreazione di un habitat ad elevata naturalità e alla ricerca scientifica.

Una meticolosa ricerca preliminare idrogeologica, fitofaunistica e agronomica portò all’individuazione di zone adeguate ad ospitare ambienti umidi, dove vennero nel 1990 costituiti gli invasi, e alla progettazione di un’adeguata copertura vegetale per il contenimento dei fenomeni erosivi sulle scarpate. Particolare attenzione venne data alla salvaguardia e alla valorizzazione degli habitat ad elevata naturalità, mediante l’ insediamento e la diffusione di popolamenti faunistici in via di contrazione.

Il progetto Oasi partecipò al Concorso nazionale “Industria e Ambiente 1991” promosso dall’ENEA e, nel 1992, fu segnalato tra le realizzazioni di maggior interesse al Premio Europeo “European Better Environment Awards for Industry” .

Oggi l’Oasi, progettata con la speranza che potesse essere vissuta e conosciuta dalla comunità di Cambiano e dai suoi ospiti, costituisce un elemento caratterizzante del Munlab, uno  splendido parco agricolo e faunistico, un segno di gratitudine nei confronti di un terreno che di sé, alla Fornace, aveva donato tutto.

La presenza della Carena Spa, una delle poche fornaci attive con cava annessa ancora esistenti in Italia, implica che le attività di scavo continuino . La terra viene ancora sottratta e il paesaggio artificialmente modificato, ma l’impegno del Munlab, Ecomuseo dell’Argilla è quello di compensare tali effetti con un’azione continua e costante di rigenerazione e rinaturalizzazione, che rende l’ Oasi un organismo pulsante e vitale, in continua evoluzione .

Perché anche dalla fabbrica possono nascere i fior.

Approfondimenti:
M. Rasi (a cura di), 
Cesario Carena – Cubo, Muro, Arco, 1996, Associazione LFSP*
M. Rasi, I. Mulatero, C. Carena (a cura di), 
La Fornace Spazio Permanente 1987-1997, 1997, Associazione LFSP*
* acquistabile presso il MUNSHOP.